Sito Rupestre
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![]() "L'habitat rupestre nel territorio di Fasano e il Presepe Vivente di Pezze di Greco" “Tu scendi dalle stelle, o Re del cielo, e vieni in una grotta, al freddo e al gelo".... Così si canta nella nenia natalizia più famosa della tradizione religiosa popolare, ma in realtà il particolare della grotta, che tanta parte ha avuto nell’iconografia del Natale dall’alto Medioevo in poi, è assente nei Vangeli. Certo si può immaginare che la mangiatoia di cui parla l’evangelista Luca si trovi in una grotta di Betlemme, come invece documentano ampiamente alcuni protovangeli del II secolo d.C. che fanno riferimento a una precisa citazione da Isaia: “Abiterà in una grotta alta di pietra dura” (Isaia 33,16). La grotta, così, appare nell’iconografia artistica dal VI secolo in poi al posto della capanna o della tettoia. Fin dall’antichità più remota l’uomo ha utilizzato le cavità naturali come ripari dalle intemperie e dai pericoli dell’ambiente, come abitazioni, ma anche come luoghi dove deporre i defunti e venerare le divinità; in un secondo tempo, l’evoluzione delle tecniche di escavazione e degli stessi bisogni, spinse l’uomo ad adattare le grotte ad esigenze sempre più specifiche o a scavare ex novo degli ambienti ipogei. I principali centri rupestri del territorio di Fasano, dove il fenomeno del “vivere in grotta” si sviluppa in particolare in epoca medievale, sorgono ai margini esterni della Murgia sud-orientale e sono costituiti da rocce calcaree ben stratificate. Infatti, l’elemento più importante dal punto di vista morfologico è rappresentato dalla successione di ripiani degradanti Verso l’Adriatico. L’uniformità di queste scarpate è interrotta dai solchi delle “lame”, prodotti dalla erosione fluviale, che costituiscono in genere dei micro-ambienti molto favorevoli all’antropizzazione, per la presenza di acqua, di terreni particolarmente fertili, di un microclima temperato e perché costituiscono vie di comunicazione naturali. In questi avvallamenti, dove si innalzano possenti le meravigliose piante di ulivi secolari, lo scorrere delle acque ha creato la tipica morfologia con alti fianchi sub-verticali di pareti di tufo in cui scavare le grotte e renderle più abitabili e più comode attraverso il loro adattamento ai vari tipi di funzione: abitazione domestica, chiesa, cimitero, laboratorio per le attività agricole, molino, frantoio, palmento, “farmacia”, trappeto. In questo particolare habitat si sfruttano tutte le risorse che l’ambiente naturale offre, dall’allevamento alla raccolta delle essenze spontanee, dall’agricoltura che fornisce cereali, olio, vino, gelso, biade, allo sfruttamento del bosco, dalla caccia della selvaggina alla produzione di legno. Dal XV secolo in poi, sui luoghi degli insediamenti rupestri vengono edificate le masserie fortificate che costituiscono l’evoluzione dei centri agricoli più antichi e ne conservano gli usi e le tradizioni. La distribuzione degli insediamenti rupestri è legata, oltre che alla presenza dell’adatto substrato geologico, anche all’insistenza di opportune vie di comunicazione, che ricalcano preesistenti tracciati viari. In età medioevale il territorio fasanese presentava un efficiente sistema viario che collegava i vari insediamenti tra loro e con i centri urbani vicini; com’è noto, la via Traiana è praticata per tutto l’alto Medioevo e la città costiera di Egnazia, oggi il sito archeologico più grande della Puglia, ubicata nel nostro territorio comunale, è inserita in una serie di itinerari terrestri e marittimi che la mettono in relazione con le regioni dell’Oriente. Sull’antico sistema viario, oggi in gran parte ancora riconoscibile e percorribile, insistono per esempio gli insediamenti rupestri più significativi, come S. Francesco, Lama d’Antico, S. Lorenzo, S. Giovanni, S. Vigilia, S. Marco, luoghi che i documenti medievali attestano collegati ai piccoli casali che si configurano come i primi nuclei urbani e rurali. Proprio l’insediamento che ospita il Presepe Vivente era ubicato nei pressi di un crocevia molto importante che univa il casale di S. Maria de Fajano, l’odierna Fasano, al casale di S. Maria de Puteofaceto, l’odierna frazione di Pozzo Faceto, documentati dall’XI secolo, ma anche ai centri rupestri delle masserie “Sciurlicchio” e “San Martino”, qui a Pezze di Greco. La scelta del sito rupestre era dettata anche da esigenze di sicurezza e difesa e non ultima deve considerarsi l’esigenza religiosa. Infatti, al centro di molti villaggi rupestri vi è la cripta. Le chiese ipogee presentano soluzioni planimetriche articolate di chiara impronta orientale, come l’iconostasi, che separa il naos, ovvero l’aula destinata ai fedeli, dal bema o presbiterio, l’area riservata ai sacerdoti officianti. L’orientamento delle chiese rupestri, comune anche a molte chiese medievali sub divo, non è casuale: le absidi sono rivolte a Est, verso la Terra Santa. Molto frequenti nelle chiese in rupe sono le tracce di decorazioni pittoriche, con bellissimi affreschi, che nella nostra zona conservano le testimonianze più pregevoli della pittura medievale pugliese. Inizialmente, proprio per il forte influsso storico-artistico di matrice bizantina, l’attenzione al fenomeno del “vivere in grotta” si è accentrata sullo studio delle cripte e degli affreschi in esse contenuti, ritenendoli espressione della cultura e dell’arte di Bisanzio. Ma nel nostro territorio è fondamentale considerate anche la componente monastica benedettina e i gruppi laici indigeni, che attorno alle comunità monastiche si insediarono. E già noto, infatti, che, tra il X e il XII secolo, il monachesimo greco incontra, non solo nella nostra area, ma anche in generale in Italia meridionale, la fiorente penetrazione della regola di S. Benedetto. Con l’avvento dei Normanni, si manifestò una progressiva latinizzazione delle sedi vescovili e con la fondazione di nuovi monasteri latini. La presenza di monaci benedettini nel nostro territorio è documentata dall’esistenza nella diocesi della vicina città di Monopoli di diversi cenobi benedettini, fondati da parte di Goffredo Conte di Conversano, nipote di Roberto il Guiscardo. Fasano, prima come casale, poi come nucleo urbano evoluto, dal 1086 alla seconda metà del 1800, è stato un territorio dipendente dall’Abbazia cistercense di S. Stefano di Monopoli, prima sotto la giurisdizione dei Benedettini e poi dei Cavalieri Gerosolimitani di Rodi e di Malta, e la sua storia si è arricchita di intrecci culturali che hanno poi definito la sua fisionomia. La storia è andata avanti e tanto altro si potrebbe ancora scrivere di insediamenti rupestri e casali, di monaci e contadini, di vita attiva e vita contemplativa, di oscurità della terra e lu- minosità del cielo, di come la grotta e la luce divengono il simbolo della vita dell’uomo di ogni tempo e di ogni luogo, un uomo che per nascere deve “venire alla luce” da quel fondo scuro che è il ventre della madre, l’antro dove siamo concepiti. L’avventura del Presepe Vivente di Pezze di Greco è iniziata diciannove anni fa in un insediamento in grotta e nel tempo è diventata una straordinaria esperienza capace di coniugare la forte identita’ culturale e turistica del territorio fasanese con lo spirito religioso e popolare tipico delle comunità rurali e contadine. A Betlemme furono alcuni pastori che per primi visitarono ed adorarono il Bambino nella mangiatoia. Le lame, le grotte, gli ipogei, le spelonche, morfologicamente ben classificati nell’habitat rupestre fasanese, bene si addicono ad una “messa in scena”, viva e affascinante, dove pastori, contadini, massaie, bambini, venditori, artigiani, lavandaie, vasai, casari, filatrici, arrotini, ramai, fornai, calzolai e animali si muovono in uno scenario reso sacro dai gesti, dalle voci, dai suoni e dagli odori antichi, e dove anche gli oggetti e i manufatti narrano quel modo di vivere semplice e puro dell’ambiente agricolo-pastorale e artigianale dei primi anni del secolo scorso. ll Presepe Vivente di Pezze di Greco ha così il grande merito di legare questi luoghi alla tradizione contadina e rurale dei nostri padri che proprio in queste lame e in queste grotte ha avuto origine e si è sviluppata; ha il merito di valorizzare e far conoscere la civiltà rupestre a tanti, fasanesi e forestieri, che affollano nel periodo del Natale questi siti e hanno occasione di ri- scoprire, in un ambiente geografico particolare, la storia, l’arte, la religione, le tradizioni popolari. Così chi crea e chi visita il Presepe di Pezze ha un’occasione in più per meditare sull’importan- za di recuperare la lenta memoria del passato, geografico, umano, sociale ed economico, l’unica che può dare linfa ai nostri tempi moderni così frenetici e caotici, e che invita a fermarsi e a guardarsi dentro, perché ciascuno diventi antro di se stesso, grotta di generazione, notte buia in vista di un giorno “nuovo” che tutti fiduciosi attendiamo. |