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37° EDIZIONE ANNO 2025/26

Orari e Visite

La rappresentazione del Presepe avrà inizio dalle ore 16.00 alle ore 21.00;
Nei giorni 26 - 27 - 28 dicembre 2025, 3 - 4 - 6 gennaio 2026

Il prezzo di ingresso è di 5 euro compreso di IVA
e gratuito per i minori di 12 anni, disabili e accompagnatori.

Associazione Culturale Presepe Vivente
APS-ETS Piazzale della Concordia, 1
Pezze di Greco P.IVA 02706120744 Cod. fiscale 90016330749

La visita ha una durata all’incirca di due ore
percorribile anche in passeggino e sedia a rotelle.

Per i gruppi organizzati è consigliabile visitare
il presepe il 27 dicembre e il 3 gennaio

Durante la visita del presepe non si somministrano alimenti


Il servizio di prenotazione è stato sospeso
si acquistano i biglietti al botteghino all'arrivo nel sito.


Il 7 gennaio 2026 apertura straordinaria per le scuole, in orario scolastico. 

In caso di maltempo e di pioggia il presepe è sempre aperto e fruibile.
Per ulteriori informazioni contattaci

Vedi il Programma Completo

 

Itinerario Villaggio Rupestre

Itinerario Villaggio Rupestre

di LAMA DEL TRAPPETO
Museo

Museo

LABORATORIO
Il Presepe dal 1987

Il Presepe dal 1987

SINO AD OGGI

Un segno di speranza“UN BAMBINO” VIDEO augurale 2022 da Pezze di Greco (Fasano di Puglia)

Ci eravamo illusi che si potesse tornare a una quasi normalità. Ma così non è. L’angoscia e la paura pervade questo periodo di feste.
Nella realizzazione del video l’Associazione Culturale Presepe Vivente, in collaborazione con il Museo Laboratorio di Arte Contadina- cooperativa Ulixes, fa memoria della fede e della cultura popolare. Si vuole augurale la luce della speranza e che i figuranti in comunione e condivisione, tornino ad animare il villaggio rupestre di Lama del Trappeto, festosi e allegri di mostrarsi ai visitatori.

videoComincia qui la tua visita al presepe

„Un tuffo nella storia e nel tempo che fù. un viaggio, per scoprire una manifestazione senza tempo. Il nostro Presepe Vivente, si conferma uno degli appuntamenti più caratteristici e attesi del periodo natalizio“.

Ogni anno, più di 20.000 visitatori da tutta Italia e non solo, si danno appuntamento in questa 'Lama', in cui l’uomo sin dall'epoca medievale, quando le lame erano ormai prosciugate, ha scavato grotte e ambienti in cui poter abitare. Un luogo magico, in grado di emozionare grandi e piccini dove saranno accolti dal calore dei figuranti.

Programma

Programma del Presepe Vivente anno 2025/26

 
Sabato 20 Dicembre 2025
ore 17.00
Corteo dei Figuranti - Pezze di Greco (BR)
ore 18.30
Celebrazione eucaristica nella chiesa parrocchiale S.Maria del Carmine 
ore 20.00
Concerto dell'Evento

Venerdì 26 - Sabato 27 - Domenica 28 Dicembre 2025
dalle ore 16 alle ore 21.00
Rappresentazione del Presepe Vivente nel Villaggio Rupestre di Lama del Trappeto 
 
Sabato 3 - Domenica 4 Gennaio 2026
dalle ore 16 alle ore 21.00
Rappresentazione del Presepe Vivente nel Villaggio Rupestre di Lama del Trappeto
 
Martedì 6 Gennaio 2026
dalle ore 16.00 alle ore 21.00
Rappresentazione del Presepe Vivente nel Villaggio Rupestre di Lama del Trappeto
 
Mercoledì 7 Gennaio 2026
dalle ore 9 alle ore 12.00  - Apertura Straordinaria per le Scuole in orario scolastico -
Rappresentazione del Presepe Vivente nel Villaggio Rupestre di Lama del Trappeto


 

nativita 2013 "In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra..... anche Giuseppe salì in Giudea alla città di Davide, chiamata Betlemme, per farsi iscrivere insieme con Maria sua sposa, che era incinta. Ora, mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per Lei i giorni del parto" (Lc 2,1-7)

"Rappresentare la natività di Gesù, con personaggi ambientati ai primi del Novecento, oltre ad essere una realtà culturale, di tradizioni, di folklore, è soprattutto un percorso di fede, un annuncio del messaggio di salvezza"

........entrando nella grotta della natività, il frenetico correre del presente si unisce al lento
incedere del passato, confondendosi in una luminosa gioia senza tempo e sembra di risentire
il lieto annunzio: "Oggi è nato per noi il Salvatore, che è il Cristo Signore" ( v.c.)
 
 


Il parroco Don Donato Liuzzi

Presidente dell'Associazione Culturale "Presepe Vivente" di Pezze di Greco

LA VIA DELLA PICCOLEZZA.

Gentile ospite, l’Associazione Presepe Vivente di Pezze di Greco è lieta di accoglierti per l’itinerario natalizio che hai voluto compiere nella stupenda lama del trappeto allestita come un villaggio capace di narrare al contempo le tradizioni contadine del nostro territorio e il mistero cristiano della incarnazione del Figlio di Dio nella via della piccolezza.

La 37ma edizione di questa rappresentazione ci rende fieri di offrire in larga scala il segno di una comunità operosa e risoluta nel far rivivere antichi sapori e saperi in uno scambio generazionale tanto necessario quanto impegnativo.

A coronamento di questo lavoro che scandisce gran parte dell’anno, possiamo annoverare l’attenzione che ci è riservata dalla trasmissione Linea Verde in onda nell’ultima Domenica dell’anno civile 2025, il 28 dicembre. Siamo convinti che vanno incoraggiati i segni più belli e promettenti per il futuro delle nostre comunità: promuoviamo inclusione, ascolto, partecipazione di tutti e in particolare dei ragazzi e dei giovani.

La via della piccolezza che risplende nel Natale di Gesù ci stimoli a un continuo discernimento in prospettiva credente: se il volto di Dio si è manifestato per questa via, non possiamo che piegarci a nostra volta su ciò che umile e piccolo per costruire ciò che rimane oltre l’immediato e le contingenze del presente. A tutti auguro la gioia del Natale, la serenità per il nuovo anno!

A tutti auguro la gioia del Natale, la serenità per il nuovo anno!

don Donato Liuzzi
Presidente

 


Messaggio del Sindaco Francesco Zaccaria: Presepe Vivente di Pezze di Greco 2025 - un faro di Inclusione e Comunità


Siamo onorati di celebrare la 37ª edizione di un evento che, nel corso degli anni, si è consolidato come un vero e proprio abbraccio per l'intera comunità. La tradizione del Presepe Vivente, con la sua profonda forza narrativa, dimostra come la nostra storia e la nostra identità possano trascendere il tempo e lo spazio, resistendo anche ai momenti di maggiore incertezza e divisione. In un'epoca che ci pone di fronte a sfide globali, sociali e umanitarie, la nostra risposta risiede in un potente simbolo: la Lama del Trappeto che, splendidamente allestita, diventa la culla della Santa Natività e, soprattutto, un luogo di accoglienza universale.

Quest'anno, vogliamo che sia più che mai un faro di inclusione, dove ogni persona, indipendentemente dalla sua origine, credo o storia, possa sentirsi parte di qualcosa di grande e significativo. Siamo profondamente convinti che il Presepe Vivente 2025 sia l'opportunità per ritrovare la condivisione autentica, promuovere la riflessione sull'importanza del rispetto reciproco e rafforzare i nostri legami come comunità. Vogliamo accogliere non solo i visitatori, ma anche invitare all'unione tutti coloro che cercano un porto di pace e fratellanza. Il vero significato del Natale risiede in questo: l'amore fraterno e lo spirito di amicizia, non solo cristiano ma profondamente umano, che illumina i nostri cuori e ci guida verso la creazione di una comunità più equa e solidale. È fondamentale riunirci per riscoprire questa verità.

Il Presepe Vivente di Pezze di Greco è il magnifico risultato dell'impegno inclusivo e appassionato degli organizzatori, delle associazioni e dei numerosi figuranti, molti dei quali provengono da background diversi. Per 37 edizioni, hanno contribuito a rendere possibile questa suggestiva rappresentazione, perfezionando ogni anno il loro lavoro attraverso una meticolosa ricerca storica e un allestimento che rispecchia la nostra dedizione all'eccellenza.

Rivolgiamo a loro, e in particolare al parroco Don Donato Liuzzi, Presidente dell'Associazione Culturale "Presepe Vivente" di Pezze di Greco, il nostro più sincero e profondo ringraziamento per essere i custodi di questa tradizione comunitaria. A tutti voi, auguro un Natale all'insegna della serenità, dell'inclusione attiva e della pace che nasce dalla comprensione e dal rispetto reciproco.

Francesco Zaccaria
Sindaco
Città di Fasano

Il Costume Popolare di Pezze di Greco

Sono i nostri contadini per ragion di mestiere temprati ai cocenti soli della state ed ai forti geli del verno, onde sono essi resistenti alla ingiurie delle diverse stagioni dell’anno…sono eglino pure costretti far uso di vestimenti adatti alle condizioni ed ai luoghi in mezzo ai quali vivono e dimorano…….
Le famiglie dè contadini preparavano, filavano e tessevano la lana delle proprie pecore, il cotone ed il lino dè loro campi per confezionare i vestiti di roba casalin … (Vincenzo Chiaia, “ Delle vesti e del modo di vestire dei contadini”, La Puglia Agricola, Luglio,1885).

foto museoLa descrizione accurata, degli abiti dei contadini, contenuta nell’articolo di Vincenzo Chiaia, peraltro documentata in altre fonti, ci ha consentito di individuare i caratteri generali degli abiti delle classi subalterne in meridione, nel periodo che intercorre tra la seconda metà dell’Ottocento e i primi anni del Novecento.

Lo stesso genere di vestiario si è riscontrato visionando il materiale raccolto nel territorio di Pezze di Greco. Questo materiale, pur avendo una datazione più recente, dimostra come l’abbigliamento popolare, per ragioni economiche e pratiche, abbia conservato a lungo una tipicità comune in molte regioni, al di fuori della variabilità delle mode.

L’articolo di Vincenzo Chiaia, sottolinea la produzione domestica dei tessuti, non mancando d’informarci circa i prodotti tessili presenti sul mercato locale provenienti da Cisternino, Locorotondo e Alberobello che accanto ai pregiati panni di lana e mezzalana di Martina erano impiegati per abiti da festa.
Inoltre, annota la presenza di tessuti più fini di produzione industriale, come mussolina e seta, che si potevano acquistare nelle fiere o dagli ambulanti, consentendo ad un numero sempre maggiore di contadini benestanti di avvicinare il loro modo di vestire all’uso borghese. 

L’articolo sopracitato non manca di annotare come le donne delle classi intermedie o le contadine agiate, scimmiottavano la moda poiché tentavano di imitare le vesti delle signore con cuscinetti sul dorso che a detta dell’autore, simulavano la “coda darwiniana”. Ciò nonostante si precisa che gli abiti da lavoro delle contadine e delle braccianti erano conformati su modelli di praticità che segnano i tempi lunghi di una moda pratica, adatta al lavoro. I tessuti impiegati erano, il rigatino chiaro, la teletta a colore tessuta quadri, a piccoli motivi geometrici e floreali. L’abito femminile era composto da un corpetto con maniche, oppure ne era privo ma con camicia a vista. La gonna era “arruffata sugli sporgenti fianchi”, cioè arricciata. Il grembiule era confezionato in teletta bianca, che nelle festività poteva essere di lana o seta mista a lana a colori. Per il lavoro dei campi bastava una leggera sottana in canapa e bustino di teletta. Dalla descrizione di Vincenzo Chiaia, si può ipotizzare che i bustini lavorati provenienti da Pezze di Greco con tutta probabilità servissero alla doppia funzione, sia intimo che da esterno per uso lavoro. Le scarpe di vacchetta si portavano solo per la festa, mentre il lavoro nei campi si faceva scalze. Per proteggersi dal freddo oltre agli scialli di lana, in questa zona, fino ai primi anni del 1900 erano presenti delle coltri rettangolari di panno scuro o di imbottito con lavorazione a matelassé che venivano fissati in vita mediante nastri. Le acconciature erano a crocchia con trecce inframmezzate da nastri rosso scarlatto per le maritate, nero per le nubili e viola per le fidanzate, fermate da spadini d’argento o d’osso. Il fazzoletto da testa si legava a triangolo sotto il mento. Gli orecchini d’oro con perle e smalti, detti fioccaglia, uniti a molti altri gioielli come la catena d’oro a più giri con fermaglio sul lato del petto, li portavano solo le donne di condizione agiata come le mogli dei massari e coloni. Alle ragazze erano concessi piccoli orecchini, un giro di coralli al collo, nastro di velluto nero con fermaglio d’oro, collanine di pastiglia di corallo o vetro colorato munite di crocetta in osso bianco con funzione di amuleto per fermare l’emoraggia , guarire il mal di denti e dileguare il “fascino” cioè il malocchio. Gli uomini di media condizione, cioè piccoli possidenti, massari, fittavoli e artigiani si vestivano con una certa ricercatezza poiché possedevano più tipi di abiti, realizzati in lana e mezzalana per l’inverno, con cappello di feltro a piccola tesa, e abiti in cottone, lanetta e canapa per l’estate, con cappelli di paglia. Stivaletti di vacchetta per la festa e scarpa grossolana per la campagna. Esibendo inoltre orologio da tasca con catena d’acciaio. Sembra che taluni portassero cerchietti d’oro alle orecchie, usanza che in alcune zone del barese, persiste fino agli anni Cinquanta del Novecento a distinguere i carrettieri. Braccianti e giornalieri condizionati dal loro stato economico indossavano lo stesso tipo di abito per tutte le stagioni. Esso era confezionato in tessuto di rigatino o mezzalana tinto in blu o in verde, chiamato anche langhì. Nei rigori invernali, per proteggersi dal freddo, oltre alla corta mantella, sovrapponevano una giacca sull’altra. In testa ponevano un berretto di maglia a forma conica . Per il lavoro dei campi si indossava la sola camicia e lunghi mutandoni di cotone o canapa senza scarpe e un grande cappello di paglia. Dalle informazioni contenute nell’articolo di Vincenzo Chiaia e dalla consultazione di altre fonti documentali come contratti dotali, fotografie ed elementi di vestiario è dunque possibile individuare i modi del vestire delle diverse classi sociali presenti nel nostro territorio, rendendo percorribile l’ipotesi che anche gli abiti degli artigiani e dei contadini di Pezze di Greco, si siano adattati ai modelli diffusi in tutta la regione, pur mantenendo margini di singolarità determinati dai tessuti, che provenendo in gran parte da produzione domestica, potevano esprimere fantasie individuali e carattere locale. Con i caratteri del proprio tempo e del proprio luogo d’origine, l’abito assolveva al compito di segnare i confini del territorio di appartenenza, di comunicare l’uso a cui era destinato, di soddisfare le sembianze estetiche di una comunità, senza trascurare il gusto personale e le rispettive individualità.

Rita Faure
Docente di Costume per lo Spettacolo
presso l’Accademia di Belle Arti di Bari

Filmato e Musiche


Musiche del Presepe vivente a cura di Vito Fanizza

Vito Fanizza
La giornata di campagna: a sciurnat de fur

Vito Fanizza
Ninna - "Ninna"

Vito Fanizza
Sotto l’albero: sott’a l’arv

Vito Fanizza
Il trainiere: u trainir

Vito Fanizza
Il forno di Lellina: u furn de Lelléin

Il Filmato - Disponibile anche in DVD

Durante le rappresentazioni, potrete richiedere la versione integrale in DVD

Prodotti Tipici

Olio Extra Vergine di Oliva

Olio Extra Vergine di Oliva

Il villaggio rupestre è circondato e punteggiato da enormi alberi argentei di ulivo, in lontananza da colline verdeggianti e dal mare azzurro in un tripudio di colori. È nel cuore della piana degli ulivi monumentali. La Puglia è la regione con il più vasto patrimonio olivicolo, con almeno 50 milioni di piante, la metà delle quali è considerata secolare e, in particolare, almeno 5 milioni sono plurisecolari. La legge regionale di “Tutela e Valorizzazione del Paesaggio degli Ulivi Monumentali della Puglia approvato nella Legge Regionale n.14 del 04-06-2007 vuole preservare e tutelare il patrimonio degli ulivi monumentali. La varietà dagli alberi monumentali è Ogliarola salentina da cui si ottiene un olio extra vergine dal colore giallo dorato intenso con leggere nuances verdoline, fruttato di leggera o media intensità con decise note di foglia di olivo, erbe fresche falciate, carciofo ed elegante mandorla in chiusura; dotato di ricchi toni di carciofo, erbe di campo, note di officinali, frutta secca con netto ricordo di mandorla dolce; amaro e piccante contenuti e ben dosati. L’Associazione Culturale Presepe Vivente aderisce alla cooperativa Copape , la quale nasce nel lontano 1959 e oggi conta più di 230 soci olivicoltori. La cooperativa dei produttori agricoli di Pezze di Greco dispone di un moderno impianto di molitura completo per il controllo sulle fasi di lavorazione ed l’ottenimento di un prodotto finale tracciabile da enti esterni. La cooperativa imbottiglia tre tipi di olio: l’olio DOP Colline di Brindisi, un prodotto del nostro territorio dalle olive dei associati olivicoltori, tutelato dal disciplinare; l’ olio TERRA basso grado di acidita', sapore deciso e l’olio ARIA basso grado di acidita', sapore corposo e delicato.

Pomodoro Regina di Torre Canne

Pomodoro Regina di Torre Canne

Il pomodoro da serbo della cultivar Regina è coltivato in un’area ben definita che comprende la fascia costiera del territorio comunale di Fasano da Egnazia all’area del Parco delle dune costiere da Torre Canne a Torre San Leonardo. E’ il principe del pomodoro da serbo, infatti può essere conservato senza perdere le sue caratteristiche organolettiche per 9-10 mesi circa senza alcuno spreco energetico. Gli uomini e soprattutto le donne fasanesi, con maestria ed esperienza tramandata di generazione in generazione , annodano, quasi magicamente i singoli peduncoli del pomodoro facendovi un rapidissimo giro attorno con il filo di cotone creando così un grappolo. La ramasola, una volta pronta, viene appesa ai muri e alle volte delle masserie e delle abitazioni con uno spago di canapa e si conserva in modo eccellente fino all’inverno inoltrato. Un tempo il possesso di molte ramasole era un'espressione di prestigio sociale e di ricchezza familiare: le ragazze in età da marito che ne possedevano molte erano ambite. Questa tradizionale coltivazione rischiava di scomparire. Ora il pomodoro Regina di Torra Canne è un presidio slow food. Il Parco Naturale Regionale delle Dune Costiere da Torre Canne a Torre San Leonardo, che promuove modelli di agricoltura sostenibile e recupero delle antiche varietà coltivate, e l'Associazione Culturale Presepe Vivente di Pezze di Greco, che si adopera, anche per la tutela della cultura contadina locale, hanno promosso e sostenuto la nascita del Presidio, il quale si pone come obiettivo fondamentale la salvaguardia della coltivazione del Pomodoro Regina e del cotone. Questo pomodoro caratterizza la cucina invernale pugliese in quanto conferisce alla stessa i sapori e i colori di un tipico prodotto estivo.

Fiorone di Torre Canne

Fiorone di Torre Canne

Nella fascia costiera di Torre Canne la coltivazione del fico ha conquistato spazi sempre più estesi già dal dopo guerra. Oggi la coltivazione del fico della varietà Petrelli, conosciuto come fiorone di Torre Canne (culumbr) caratterizza alcuni tratti della piana degli ulivi monumentali compresa tra Pezze di Greco, Pozzo Faceto, Speziale, Montalbano e la linea di costa che va da fiume Morelli a Torre Canne. Nelle vicinanze del mare il fico Petrelli trova le condizioni climatiche più favorevoli per la produzione precoce dei fioroni conosciuti e apprezzati anche all'estero. Particolari tecniche di coltivazione del fico Petrelli sono la puntura conosciuta come la pratica dell'ogliazione e della caprificazione. L'ogliazione è una tecnica antica che consiste nell'ungere con l'olio di oliva il fiorone per anticiparne la maturazione. Alcuni componenti dell'olio di oliva intervengono nella biosintesi dell'etilene responsabile della maturazione dei frutti. La caprificazione è necessaria per chi vuole produrre dal ficheto anche i forniti o i fichi veri. La specie è dioica e la fecondazione avviene tramite un insetto che vive in simbiosi nei frutti del caprifico (uno dei pochi esempi di stretto legame tra il regno vegetale e il regno animale). Nel ridente paese di Pezze di Greco ogni anno si organizza una rinomata sagra del Fiorone, la quale attrae numerosi visitatori.

Barattiere

Barattiere

Il barattiere, Cucumis melo L., si raccoglie immaturo, si mangia crudo senza condimento, spesso accompagnando la pasta asciutta condita con cacioricotta o come ingrediente di diverse insalate o come ingrediente principale di un tradizionale piatto pugliese: la cialledda o consumato come cruditè. Il frutto è glabro di forma tendenzialmente sferica a volte leggermente affusolata nella zona peduncolare. Il peso oscilla intorno a 400-600 g ma possono ritrovarsi anche di oltre 1000 g. Il colore dell’epicarpo dei frutti immaturi è verde di diversa tonalità, mentre a maturazione fisiologica diventa giallo. La polpa, dapprima croccante, poi, man mano che il frutto matura, diventa sempre più soffice, sapida e profumata, mentre il colore, all’inizio è verde di varia tonalità, tende al rosato nei frutti più maturi. E’ gradito dai consumatori per l’assenza del sapore amaro, l’elevato contenuto di acqua, il basso contenuto di zuccheri, la sensazione di freschezza e per la buona digeribilità, sicuramente migliore del cetriolo .

Cima di rapa

Cima di rapa

La cima di rapa ( Brassica rapa L.), è detta anche ‘broccoletto di rapa’. La porzione edule è costituita dall’infiorescenza, i cui boccioli sono di colore verde di diversa tonalità, e dalle foglie più giovani che sono piccole, con margine intero o subintero e dotate di pruina cerosa. La Puglia è la regione con il più ricco patrimonio di popolazioni di cima di rapa, frutto del lavoro di lunghi anni di selezione operata principalmente dagli agricoltori. Esse prendono il nome dall’epoca di raccolta, dalla durata del ciclo colturale, dalla località di coltivazione. Esempi sono: ‘Quarantina di Otranto’, ‘Novantina di Nardò’, ‘Cima grossa di Fasano’, ‘Natalina di Taviano o di Bisceglie’, ‘Tardiva di Martina Franca’, ‘di Marzo’, ‘Marzaiola’, ‘Marzarola’ di Putignano, Noci, Carovigno, ecc. Ciò offre la possibilità di disporre del prodotto da agosto a maggio. La cima di rapa ha un sapore caratteristico, si consuma esclusivamente cotta, in numerose ricette spesso in abbinamento a purè di fave, orecchiette, fagioli, farinella, ecc. Le popolazioni precoci vengono seminate già in agosto, mentre per quelle medio-tardive e tardive si effettua il trapianto in autunno e talvolta in febbraio.

Fave

Fave

I semi delle fave hanno avuto un ruolo fondamentale nell’alimentazione contadina. Era l’alimento quasi unico dei trappetari. La coltura della fave destinate al consumo familiare e ad occupare gli orti degli agricoltori locali, sono ottenute attraverso una agro-tecnica tradizionale tramandata nel corso delle generazioni da padre in figlio. Come vuole la tecnica colturale popolare, le fave ottenute nell’annata precedente da piante accuratamente scelte dall’agricoltore, vengono seminate nel mese di novembre e raccolte in un unico passaggio a pianta intera nella prima metà di maggio. La trebbiatura del prodotto, dopo un’adeguata esposizione al sole, viene realizzata attraverso la battitura delle piante con dei bastoni sulle vecchie aia delle masserie. Le fave di buona qualità se si disfano durante la cottura diventano una crema. Nel passato le fave venivano cotte nelle pignate di terracotta e venivano chiamate: "la carne dei poveri" per l'alto contenuto energetico. Il puré di fave si può arricchire servendolo con cicorie lesse, peperoncini fritti, cipolla affettata, erbe selvatiche cotte condite con abbondante olio extra vergine di oliva e in autunno accompagnato da uve di varietà autoctone.

Fave Bianche alla Regina

Fave Bianche alla Regina

Ingredienti per 4 persone:
• 500 g di fave secche decortinate
• 400 g di pomodori Regina
• 6 cucchiai di olio extravergine d’oliva DOP “colline di Brindisi”
• Sale

Procedimento:
ponete in una casseruola le fave con un 1litro e mezzo di acqua e portate a bollore;
salate e cuochete a fuoco basso con il coperchio un po’ scostato per 2 ore, mescolando spesso con un cucchiaio di legno e unendo altra acqua se occorre.
A fine cottura le fave si saranno disfatte , trasformandosi in una crema rustica.
Aggiungete l’olio e servite questa minestra ben calda cosparsa in abbondanza di pomodori Regina, precedentemente tagliuzzati, senza mescolare.

Focaccia

Focaccia

La focaccia del presepe, come si va in tutta la Puglia, si prepara mescolando farina di grano tenero, sale, lievito e acqua. L’ impasto opportunamente lievitato si versa in teglie rettangolari, si condisce con olio, pomodori freschi possibilmente della regina, olive e poi si cuoce nel forno a legna. I pezzi di pomodoro e le olive sprofondano nella pasta, creando e riempiendo dei piccoli crateri morbidi che diventano le parti più buone della focaccia. Si mangia calda ma non bollente, avvolta in un pezzo di carta da panificio, uscendo da scuola, al mare per cena o anche per pranzo (o merenda o anche colazione, ma questa è roba da esperti): veloce, economico e deliziosamente unto. Ci sono quelle sottili e croccanti, quelle alte e soffici, quelle con l’aggiunta delle patate o del rosmarino e molte altre varianti. Ottima è la focaccia riempita di cipolla o quella farcita con le cime di rapa. La focaccia è una delle cose più buone e semplici che si possa mangiare in qualsiasi contesto. In Puglia i panifici che sfornano focacce soppiantano i fast food alla McDonald’s.

Focaccia al pomodoro regina

Focaccia al pomodoro regina

Ingredienti per 4 porzioni:
• 320 g di farina bianca
• 400 g di pomodoro Regina da serbo al filo di cotone
• 15 g di lievito di birra
• 4 cucchiai di olio extravergine d’oliva DOP “colline di Brindisi”
• Origano e sale

Procedimento:
Mescolate la farina con il sale, disponetela a fontana sulla spianatoia, versate al centro il lievito sciolto in 0,4 dl di acqua tiepida e iniziate a impastare, unendo via via un po’ di acqua tiepida fino a ottenere una pasta morbida. Mettete la pasta in una terrina incidetela con un taglio a croce, copritela con un telo e fatela lievitare in un luogo tiepido per 1 ora. Trascorso il tempo di lievitazione, prendete la pasta, mettetela sulla spianatoia infarinata e lavoratela per qualche minuto, quindi stendetela in una teglia di 30 cm di diametro precedentemente unta d’olio. Disponete sulla pasta i pomodori spellati oppure no, privati dei semini e tagliati a meta. Cospargete di sale e origano e irrogate la focaccia con un filo d’olio, fatela lievitare per un’altra ora, coperta, poi mettetela a cuocere nel forno già caldo a 230°C per 15-20 minuti. Sfornate e servite caldissimo.

Pettole

Pettole

Durante il periodo natalizio si mangiavano le pettole, esse rappresentano il cibo del Bambino Gesù. Già in tempo d'Avvento, ma soprattutto a Natale, nelle nostre cucine non possono mancare le pettole. Il termine deriva dal latino “pitta” che significa focaccia; in realtà sono delle gustose palline di farina acqua e lievito di birra, fritte in olio bollente. Si possono rendere ancor più gustose ricoprendole con zucchero o miele o vincotto La ricetta è semplice: 1 kg di farina, 300 gr di patate, 1 lievito di birra, 1 cucchiaio di sale, 1 cucchiaio di olio Si crea un impasto di farina o semola con acqua, sale e lievito. Una volta pronto si prendono piccoli cucchiaini di impasto e si versano singolarmente nell’olio bollente per la frittura. Una volta cotti si scolano e si passano nel condimento desiderato.

Cartellate

Cartellate

Dolce di pasta sfoglia di forma rotondeggiante. Dalla sfoglia si ottengono tante striscioline che sono pizzicate con le dita per dar forma a tante conchette e successivamente avvolte in spirali. Le cartellate vengono fritte e farcite con noci, mandorle tostate, cioccolato, vincotto o miele. L’impasto è fatto di farina, vino bianco dolce, olio, cannella. Per la farcitura si utilizzano noci, mandorle tostate, cioccolato, cannella, vincotto e miele. Il vincotto è un tipico prodotto pugliese.
È un “mostocotto”ottenuto dalla lenta cottura a cui è sottoposto il mosto di vino. In cucina è utilizzato per la preparazione di molteplici dolci tra i quali spiccano le tipiche “Carteddate” ovvero le cartellate pugliesi, rose di pasta sfoglia fritte e poi bagnate nel vincotto.

Frisedde e Bruschedde al pomodoro Regina

Frisedde e Bruschedde al pomodoro Regina

Ingredienti per 8 porzioni:
• 300 g di pomodori Regina da serbo al filo di cotone
• 1 spicchio d’aglio
• 4 cucchiai di olio extravergine d’oliva DOP “colline di Brindisi”
• pane raffermo o frisedde ( pane biscottato)

Procedimento:
Tagliate a metà i pomodori e salateli leggermente. Tagliate a fette il pane raffermo e mettetelo sulla piastra o sui carboni a fuoco lento. Quando è tostato, strofinatelo con uno spicchio d’aglio e aggiungete i pomodori schiacciandoli in modo far fuoriuscire il sugo dei pomodori e irrogate con l’olio d’oliva extra vergine. Il procedimento è identico con il pane biscottato conosciuto in Puglia come frisedde.

Panzerotti pomodoro e mozzarella

Panzerotti pomodoro e mozzarella

Ingredienti per 4 persone:
• 400 g di farina bianca
• 300 g di pomodori Regina da serbo al filo di cotone
• 400 g di mozzarella
• 15 g di lievito di birra
• abbondante olio per friggere
• basilico fresco e origano
• sale

Procedimento:
Incidete i pomodori, sbollentateli per 1-2 minuti, sgocciolate, pelateli, eliminate i semi e cuocete per 5 minuti su fuoco moderato , senza aggiungere condimenti. Tagliate a cubetti la mozzarella e ponetela in un colino. Preparate la pasta impastando la farina: Formate una palla , ponetela in una terrina infarinata, coprite con un canovaccio e lasciate lievitare 1 ora. Dopo stendete un pezzo di pasta e formate un disco di circa 12 cm. Distribuite su metà di ciascun disco 2 cucchiai di pomodori, suddividete in parti uguali la mozzarella, insaporite con una foglia di basilico a panzerotto ed origano a piacere. Ripiegate la pasta formando tante mezzelune e sigillate bene i bordi. In un tegame dai bordi alti scaldate olio per frigger e quando è pronto, immergete pochi panzerotti alla volta e lasciateli cuocere 1-2 minuti, fino a quando diventeranno belli dorati.

Villaggio Rupestre


L'habitat rupestre nel territorio di Fasano e il Presepe Vivente di Pezze di Greco.
Un insediamento rupestre ricavato in una caratteristica conformazione geologica del nostro territorio:

"La Lama"

Le lame, prodotte dalla erosione fluviale in epoca neozoica, percorrono il territorio da monte a mare come alveoli di fiumi. Lo scorrere delle acque ha creato fianchi sub-verticali nella parete di tufo in cui per l’uomo è risultato più semplice iniziare lo scavo degli ambienti rupestri ottenendo grotte idonee ad essere abitate sin dall’ epoca medievale.

Gli abitanti del circondario, prevalentemente agricoltori, di mentalità semplice, pratica, laboriosa, sono dal 1987 gli artefici del Presepe Vivente, ambientato nelle suggestive grotte della Lama del Trappeto. L' agglomerato di grotte è stato reso agibile dopo aver rimosso la fanghiglia delle acque piovane. I protagonisti del Presepe si immedesimano nella vita vissuta dei nostri avi. Il visitatore percepisce da subito l'autenticità dei rapporti umani, l'essenzialità della vita, il calore e il colore dell'ambientazione, gli odori e i profumi del passato che rivivono.

L’habitat rupestre nel territorio di Fasano di Maria De Mola
Seminario La Storia del Presepe Vivente, Prospettive e Sinergie
Associazione Culturale “Presepe Vivente”
31 luglio 2005 - Trappeto ipogeo – Pezze di Greco

"Ringrazio chi mi ha invitato a relazionare sull’ habitat rupestre in questo luogo a me tanto caro, che fu oggetto di studio nella mia tesi di laurea, per la prima volta con una prospezione archeologica di fotogrammetria, tra il 1980 e il 1982, e che ebbi occasione di visitare pioneristicamente con mio padre, che morì qualche mese dopo, e che mi accompagnava, in lungo e in largo per la campagna, incredulo che tanti anni di studio potessero concludersi girovagando alla ricerca di un riscontro archeologico che desse valore e sostanza ai dati individuabili nelle foto aeree che l’ Università di Bari mi aveva fornito. Fino ad oggi non ho ancora smesso di perlustrare il territorio comunale e, dopo la mia famiglia, la mia terra fasanese è la cosa che amo di più. Per questo, grazie di cuore."

„Tu scendi dalle stelle, o Re del cielo, e vieni in una grotta, al freddo e al gelo“

Così si canta nella nenia natalizia più famosa della tradizione religiosa popolare, ma in realtà il particolare della grotta, che tanta parte ha avuto nell’iconografia del Natale dall’Alto medioevo in poi, è assente nei Vangeli. Certo si può immaginare che la mangiatoia di cui parla l’evangelista Luca si trovi in una grotta di Betlemme, come invece documentano ampiamente alcuni protovangeli del II secolo d. C. e che fanno riferimento a una precisa citazione da Isaia: ”Abiterà in una grotta alta di pietra dura” (Isaia 33,16). Fatto sta che l’imperatore Costantino, sul luogo presunto dove sorgeva la grotta, fece edificare una basilica, documentata come ecclesia speluncae Salvatoris. La grotta, così, appare nell’iconografia artistica dal VI secolo in poi al posto della capanna o della tettoia.

Credo che, con questa brevissima introduzione, possediamo alcuni chiari riferimenti che legano gli eventi della tradizione natalizia all’argomento della mia relazione, dove sinteticamente cercherò di spiegare i nessi tra una cultura religiosa e rurale, contadina, non dimentichiamo che a Betlemme furono per primi alcuni pastori ad adorare il Bambino nella mangiatoia, e i luoghi, grotte, ipogei, spelunche, morfologicamente ben classificati dell’habitat rupestre fasanese. Fin dall'antichità più remota l'uomo ha utilizzato la "grotta" come riparo dalle intemperie e dai pericoli dell'ambiente, come abitazione, ma anche come luogo dove deporre i defunti e venerare le divinità.

Per tali funzioni si utilizzarono all'inizio le cavità naturali di origine carsica e solo in un secondo tempo l'evoluzione delle tecniche di escavazione e degli stessi bisogni, spinse l'uomo ad adattare tali luoghi ad esigenze sempre più specifiche o a scavare ex novo degli ambienti ipogei. I principali centri rupestri del territorio di Fasano sorgono ai margini esterni della Murgia sud-orientale, costituiti da rocce calcaree ben stratificate appartenenti a due formazioni: Calcarei di Bari e Calcarei di Altamura. Una tale configurazione morfologica del suolo ha condizionato in modo particolare l’organizzazione costruttiva degli insediamenti rupestri, ubicati lungo la fascia costiera, in cui la consistenza del terreno permette facilmente l’escavazione. Inoltre, solo in queste aree, il territorio è in grado di offrire quei caratteri morfologici, idrogeologici e geotecnici indispensabili per soddisfare le richieste sociali, economiche e religiose del “vivere in grotta”.

La presenza degli insediamenti rupestri è antichissima e anche estremamente diffusa in quasi tutti i continenti. Il fenomeno non riguarda, infatti, solo l'Italia o il bacino del Mediterraneo, ma coinvolge paesi dell'America centrale e settentrionale, la Cina, molti altri paesi asiatici (India, Ceylon, Afghanistan, Iran), l'Arabia (con l'eccezionale esempio di Petra). Di certo il fenomeno assume particolare importanza, e caratteri in qualche modo avvicinabili a quelli riscontrabili negli insediamenti pugliesi, nei paesi che si affacciano direttamente sul Mediterraneo: Libia, Tunisia, Egitto e soprattutto alcune regioni dell'Asia Minore (Cappadocia, Licia e Frigia). In Cappadocia per esempio si trovano vere e proprie città rupestri, estese per vari chilometri e disposte anche su 8 - 10 piani, alcune delle quali risalenti al V secolo a.C. Numerosissimi e diversificati, per tipologia e epoca di riferimento sono gli esempi rupestri presenti in Italia e nella stessa Puglia dove il fenomeno si sviluppa in particolare in epoca medievale. Significativi esempi di "habitat rupestre", presenti nel territorio pugliese sono quelli di Massafra, Mottola, Grottaglie, Bari, Monopoli, S.Vito dei Normanni, molti luoghi del Salento e del Gargano e naturalmente Fasano. Nel nostro territorio, l’elemento più importante dal punto di vista morfologico è rappresentato dalla successione di ripiani degradanti verso l’Adriatico, che corrono parallelamente alla costa e che separano la fascia litoranea dall’altipiano delle Murge. L’uniformità di queste scarpate è interrotta dai solchi, prodotti dalla erosione fluviale, delle “lame”, che costituiscono in genere dei micro-ambienti molto favorevoli all'antropizzazione, per la presenza di acqua, di terreni particolarmente fertili, di un microclima temperato e perché costituiscono vie di comunicazione naturali.

Le lame, discendendo dalle colline, hanno un andamento perpendicolare alla costa e, in prossimità di essa, si appiattiscono fino a raggiungere il livello del suolo costiero. La zona che oggi si presente povera di acque ha in sé i segni di un passato geologico meno arido; nelle lame scorrevano numerosi torrenti. La presenza di cisterne, ancora oggi numerosissime in tutti i villaggi rupestri fasanesi, assicuravano l’approvvigionamento idrico. Lo scorrere delle acque ha creato la tipica morfologia della lama con alti fianchi subverticali nella parete di tufo in cui per l’uomo è risultato più semplice iniziare lo scavo degli ambienti rupestri, che si possono distinguere in alcuni schematici tipi insediativi; il modello più consueto è quello di serie di ambienti ipogei costituiti da uno o due vani intercomunicanti scavati sul fianco della lama e che costituiscono piccoli complessi rupestri o come nel caso particolare di Lama d'Antico, di veri villaggi rupestri. Proprio negli avvallamenti del suolo sono presenti anche in numero cospicuo meravigliose piante di ulivi secolari, che stanno a dimostrare come l’ulivicoltura fosse una delle risorse economiche principali di una società di contadini, che, inoltre, sfrutta tutte le risorse che offre l’ambiente naturale: dall’allevamento alla raccolta delle essenze spontanee, dall’agricoltura che fornisce cereali, olio, vino, gelso, biade, allo sfruttamento del bosco, dalla caccia della selvaggina e alla produzione di legno. La scelta del sito, oltre che da elementi morfologici, era dettata da esigenze di sicurezza e difesa; non ultima deve considerarsi l’esigenza religiosa. La grotta è, quindi, il tipo di abitazione preferita in questo particolare habitat e la sua abitabilità è resa più comoda attraverso il perfezionamento delle strutture e il loro adattamento ai vari tipi di funzione a cui gli ambienti sono destinati: abitazione domestica, chiesa, cimitero, laboratorio per le attività agricole, molino, frantoio, palmento, “farmacia”, trappeto.

Un ultimo elemento caratterizzante il nostro territorio è la presenza in tutti gli insediamenti rupestri, da XV secolo in poi, delle masserie fortificate che costituiscono l’evoluzione dei centri agricoli rupestri più antichi. La distribuzione degli insediamenti rupestri è legata, oltre alla presenza dell'adatto substrato geologico, anche all’insistenza di opportune vie di comunicazione, che ricalcano preesistenti tracciati viari. In età medioevale il territorio presentava un efficiente sistema viario che collegava i vari insediamenti tra loro e con i centro urbani vicini; com’è noto, la via Traiana è praticata per tutto l’alto medioevo e la città costiera di Egnazia, oggi il sito archeologico più grande della Puglia, ubicata nel nostro territorio comunale, è inserita in una serie di itinerari terrestri e marittimi che la mettono in relazione con le regioni dell’Oriente. Dopo la distruzione di Egnazia, alla via Traiana si affianca, nel tempo, una fitta rete stradale, con andamento parallelo ad essa, oggi coincidente in gran parte con la rete ferroviaria. Sull'antico sistema viario, oggi in gran parte ancora riconoscibile e percorribile, insistono per esempio gli insediamenti rupestri più significativi del territorio fasanese, S. Francesco, Lama d’Antico, S. Lorenzo, S. Giovanni, S. Marco, luoghi che i documenti medievali attestano collegati ai piccoli casali che si configurano come i primi nuclei urbani e rurali. Proprio l’insediamento che ci ospita era ubicato nei pressi di un crocevia molto importante che univa il casale di S. Maria de Fajano, l’odierna Fasano, al casale di S. Maria de Puteofaceto, l’odierna frazione di Pozzo Guacito, documentati dall’XI secolo, ma anche ai centri rupestri delle masserie “Sciurlicchio” e “San Martino”, qui a Pezze di Greco. Centro del villaggio rupestre è la cripta. Le chiese ipogee presentano soluzioni planimetriche articolate. Molto diffusa è la pianta longitudinale, arricchita dalle soluzioni molto diversificate adottate per le volte e gli alzati; l'impianto interno è generalmente scandito dalla presenza di colonne o pilastri, che dividono l'aula in più navate. In alcuni casi la planimetria della chiesa si apre "a ventaglio", procedendo dall'ingresso verso l'interno, poiché tale deformazione della pianta, frequente anche negli ambienti ad uso civile, permette una migliore penetrazione e diffusione della luce all'interno dell'ipogeo (es. S.Lorenzo). Elemento funzionale alla liturgia e quasi sempre presente nelle chiese rupestri, è l'iconostasi, di chiara impronta orientale, costituita da un muretto continuo, risparmiato durante lo scavo della chiesa, che separa il naos, ovvero l'aula destinata ai fedeli, dal bema o presbiterio, area riservata ai sacerdoti officianti. L'accesso al presbiterio era una o più absidi.

La centrale, in genere più ampia, accoglie l'altare in pietra ed è accompagnata lateralmente da due zone: a sinistra la "prothesis", destinata alle cerimonie preparatorie al sacrificio e a destra il "diakonikon", usato per riporre gli arredi sacri e per la vestizione del sacerdote; l'altare è costituito generalmente da un blocco squadrato di tufo e risparmiato durante lo scavo della chiesa. L'orientamento delle chiese rupestri, comune anche a molte chiese medievali sub - divo, non è casuale: le absidi sono rivolte a Est, verso la Terra Santa. Molto frequenti sono le tracce di decorazioni pittoriche, con bellissimi affreschi, basti dire che nel nostro territorio si conservano le testimonianze più pregevoli della pittura medievale pugliese, nelle cripte di Lama d’Antico, ultimamente individuata dagli studiosi come la chiesa di S. Nicola delle Sete, di S. Lorenzo, S. Giovanni, S. Vigilia, S. Marco; questo argomento richiederebbe non uno, ma altri e numerosi seminari. Inizialmente, proprio per il forte influsso storico-artistico di matrice bizantina, l’attenzione al fenomeno del “vivere in grotta” si è accentrata sullo studio delle cripte e degli affreschi in esse contenuti, ritenendoli espressione della cultura e dell’arte di costituito da uno o due piccoli varchi presenti nel muro iconostatico. Il bema, riservato ai sacerdoti, può essere costituito da Bisanzio, tanto da denominare erroneamente le cripte con l’appellativo di “basiliane”, per il riferimento alla cospicua componente monastica orientale che, ispirata agli insegnamenti di S. Basilio di Cesarea, si è insediata in molte aree della nostra regione. Ma nel nostro territorio è fondamentale considerare anche la componente monastica benedettina e i gruppi laici indigeni, che attorno alle comunità monastiche si insediarono. E’ già noto che, tra il X e il XII secolo, il monachesimo greco incontra, non solo nella nostra area, ma anche in generale in Italia meridionale, la fiorente penetrazione della regola di S. Benedetto; inoltre, l’ideale del monaco espresso da S. Basilio e da S. Benedetto era quello di conciliare la “vita attiva” e la “vita contemplativa” per raggiungere in Dio la salvezza dell’anima. Il consacrarsi alla vita attiva diede un notevole impulso, tenendo conto del tipo ricorrente di paesaggio agrario e di sistema economico, oltre alla coltivazione dei terreni, anche al dissodamento, alla trasformazione dei boschi e allo sviluppo degli insediamenti umani in territori deserti o già abbandonati. Beneficiari di una tale organizzazione territoriale sono naturalmente i monaci: si sviluppa in tal modo una nuova forma di proprietà terriera sgravata da ogni onere di fronte allo Stato. Per i gruppi indigeni si realizzano condizioni di vita affrancate da imposizioni fiscali e all’ombra delle istituzioni monastiche trovano una vita socialmente ed economicamente organizzata.

La vita socialmente organizzata, intercorrente tra comunità religiose e comunità laiche, è confermata oltre che dal rapporto esistente tra habitat rupestre ed insediamento umano, anche da alcuni elementi come la presenza in molti complessi rupestri di grotte più rifinite per gli usi comuni e per la lavorazione dei prodotti agricoli, di grotte-abitazione di diversa ampiezza e comodità e dalle chiese che servivano tutto il villaggio. I monasteri orientali continuarono a sopravvivere nonostante il processo di trasformazione politico-amministrativa avviato dai Normanni, la cui politica religiosa si manifestò inizialmente attraverso una progressiva latinizzazione delle sedi vescovili e con la fondazione di nuovi monasteri latini Non bisogna dimenticare il possente impulso dato alla diffusione del monachesimo benedettino, nel nostro territorio, dal Conte Goffredo, nipote di Roberto il Guiscardo, non solo nella contea di Conversano, ma anche nelle terre di Monopoli e di Brindisi. La presenza di monaci benedettini nel nostro territorio è documentata dall’esistenza nella diocesi di Monopoli, prima del 1086, anno della fondazione del Monastero di S. Stefano di Monopoli, di altri cenobi dipendenti da S. Benedetto di Conversano e dalla SS. Trinità di Cava: S. Nicola “in portu aspero”, S. Nicola in Pinna, in territorio monopolitano, e S. Pantaleone nei pressi di Locorotondo, al confine con il territorio di Fasano. Fasano, prima come casale poi come nucleo urbano evoluto, dal 1086 alla seconda metà del 1800, è stato un territorio dipendente dall’Abbazia di S. Stefano di Monopoli, prima sotto la giurisdizione dei Benedettini e poi dei Cavalieri di Rodi e di Malta, e la sua storia si è arricchita di intrecci culturali che hanno poi definito la sua fisionomia. Dall’esame di due bolle pontificie di papa Alessandro III, del 1179 e del 1180, indirizzate all’abate del monastero fasanese, si può constatare il sorgere nell’agro di Fasano di numerosi casali, tutti dipendenti dai due monasteri benedettini esistenti nel territorio, S. Stefano di Monopoli e S. Giovanni de Fajano, i quali, per tutto il periodo delle dominazioni normanne, andarono sempre più sviluppando il loro potere religioso ed economico. La storia è andata avanti e tanto altro ci sarebbe da dire, di insediamenti rupestri e casali, di monaci e contadini, di vita attiva e vita contemplativa, di oscurità della terra e luminosità del cielo, di come la grotta e la luce divengono il simbolo della vita dell’ uomo di ogni tempo e di ogni luogo, un uomo che per nascere deve "venire alla luce" da quel fondo scuro che è il ventre della madre, l'antro dove siamo concepiti. Il Presepe Vivente di Pezze di Greco ha un grande merito, quindi, quello certamente di legare, ancora una volta, questi luoghi alla tradizione contadina e rurale dei nostri padri che ha avuto origine proprio in queste lame e in queste grotte; ha il merito di valorizzare e far conoscere la civiltà rupestre a tanti, fasanesi e forestieri, che affollano nel periodo del Natameritole questi siti e hanno occasione di riscoprire, in un ambiente geografico particolare, la storia, l’arte, la religione, le tradizioni popolari.

Chi crea e chi visita il Presepe di Pezze ha un’occasione in più per meditare sull’ importanza di recuperare la lenta memoria del passato, geografico, umano, sociale ed economico, l’unica che può dare linfa ai nostri tempi moderni così frenetici e caotici, e che invita a fermarsi e a guardarsi dentro, perché ciascuno diventi antro di se stesso, grotta di generazione, notte buia in vista del nuovo giorno che tutti fiduciosi auspichiamo giunga al più presto.

Maria De Mola

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